Ursula smentisce Ursula, ma Ursula rimane
La dignità ha abbandonato l’Unione Europa, i verdi e i socialisti. Il collante del potere ad ogni costo fa premio su qualsiasi idea, posizione, coerenza. Non esiste più nemmeno la vergogna.
Il teatrino del rilanciare l’atomo per salvare l’industria e l’ambiente è stato il punto focale del secondo vertice internazionale sul nucleare che si è aperto martedì alla Seine Musicale, alle porte di Parigi.
Organizzato dalla Francia, leader del settore con i suoi 57 reattori, l’incontro ha visto la partecipazione dei delegati di quaranta nazioni, tra cui i giganti USA e Cina, e della Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen.
Fondamentale idiozia, tanto per essere coerentemente cialtroni, l’assenza della Russia, isolata a causa del conflitto in Ucraina. La Cina che sostiene l’Iran, invece ospite gradita.
Macron ha rilanciato a Parigi il nucleare: «C’è bisogno del nucleare, fonte di progresso, prosperità e indipendenza» e con la Francia si è schierata, senza vergogna, la Commissione Ue, rappresentata ieri da Ursula von der Leyen, ormai funzionaria presidente buona per tutte le stagioni, capace di un trasformismo senza pari.
Per la von der Leyen, gli stop al nucleare civile sono stati un «errore strategico».
Il problema è che lo stop viene da lei e da chi la sostiene in Parlamento, come socialisti e verdi.
«L’Europa – ha scoperto Ursula von der Leyen – non è né un produttore di petrolio, né di gas. Per quanto riguarda i combustibili, siamo totalmente dipendenti da importazioni costose e fluttuanti, il che ci pone in uno svantaggio strutturale rispetto ad altre regioni. L’attuale crisi in Medio Oriente è un duro monito sulle vulnerabilità che ne derivano».
Peccato che lei stava in Germania, legata al governo di Angela Merkel, quando i tedeschi decisero di sganciarsi dall’atomo.
La Germania ha ufficialmente concluso la sua era nucleare il 15 aprile 2023, spegnendo le ultime tre centrali attive (Isar 2, Neckarwestheim 2 ed Emsland), con la decisione del governo del socialista Scholz che mirava alla transizione completa verso le energie rinnovabili.
Ora, a Bruxelles, cresce l’enfasi sullo sviluppo di piccoli reattori modulari – gli SMS, previsti in servizio nel prossimo decennio – ed altre innovazioni per le quali la Commissione muoverà 200 milioni di euro entro il 2030 al fianco degli investimenti privati.
Va così che la funzionaria presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, boccia la strategia energetica che lei stessa ha contribuito a disegnare per l’Unione europea. Lo fa con una disinvoltura da trasformista, senza nemmeno per un attimo pensare di levarsi di torno.
Un minimo di dignità dovrebbe indurre la baronessa teutonica a dire: “Ho sbagliato, mi dimetto”.
Ma la dignità è sparita dall’orizzonte dell’Unione Europea che si avvolge in continue giravolte senza che mai si arrivi al dunque, ossia alla fine di questa Commissione e alla decisione, finalmente, da parte del Partito popolare europeo di mandare a quel paese verdi e socialisti, liberando il campo da assertori di ideologie malsane che hanno ridotto in mutande l’economia europea e immiserito la sua identità e la sua cultura.
“Nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi è solo il 15%” , ha ricordato la von der Leyen, nel suo intervento al secondo vertice mondiale sull’energia nucleare in corso a Parigi.
E ha aggiunto: “La riduzione della quota (di energia da atomo) è stata una scelta, ma credo che sia stato un errore strategico da parte dell’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni”.
Brava: errore strategico, quindi vattene assieme a chi con te lo ha commesso.
Come nulla fosse, come se lei arrivasse monda di ogni responsabilità, la Von der Leyen parla di una rinascita globale, negli ultimi anni, dell’energia nucleare.
“L’Europa vuole farne parte. Dopo anni di investimenti in calo – dice – abbiamo bisogno di più per invertire la rotta. Ecco perché oggi presentiamo una nuova strategia europea per i piccoli reattori modulari. Il nostro obiettivo è semplice. Vogliamo che questa nuova tecnologia sia operativa in Europa entro l’inizio degli anni ’30, in modo che possa svolgere un ruolo chiave accanto ai reattori nucleari tradizionali, in un sistema energetico flessibile, sicuro ed efficiente”.
Che ci sia la necessità di nucleare lo capiscono ormai tutti i normodotati, ma c’è chi, avendo un solo neurone nel cervello, continua imperterrito sulla strada dell’ideologia green, quella imposta dai fondi e dal grumo di potere dei 30 mila funzionari al servizio delle lobby, così che gli ideologi del green diventano servi dei servi.
Oltre a licenziare la funzionaria presidente della Commissione Europea si dovrebbe, finalmente, mandare a casa il complesso dei 30 mila burocrati che stanno a Bruxelles.
Nel frattempo la guerra in Iran rischia di far deflagrare gli equilibri di potere ai vertici delle istituzioni europee, in quanto i 27, quando si tratta di Medio Oriente, Israele o Gaza, sono divisi e lo sono da tempo.
Ora, però, pare che il vaso sia colmo e le tensioni politiche si stanno riversando sulla funzionaria presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in quanto le si dice apertamente, da parte della Francia, che la politica estera non le compete e tutte queste prese di posizione – ammiccanti a Trump – iniziano a suscitare perplessità.
Con grande dignità lei, rimbrottata dai francesi, va a Parigi a sostenere le tesi di Macron sul nucleare.
Che dire?
Il socialista presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, parlando a porte chiuse con gli ambasciatori europei, riuniti a Bruxelles per l’annuale conferenza, ha detto che nello “strano mondo di oggi”, quando si verifica “una violazione del diritto internazionale”, l’Europa “non può sostenerla” perché altrimenti si rischia di essere visti nel mondo come chi agisce secondo “due pesi e due misure”.
Anche perché “la libertà e i diritti umani non possono essere conquistati con le bombe, solo il diritto internazionale li tutela”.
La stoccata colpisce sia von der Leyen, che proprio davanti agli ambasciatori aveva dichiarato che l’Ue non può essere “la custode del vecchio ordine mondiale, che se n’è andato e non tornerà”, sia quei leader, come il cancelliere Friedrich Merz (guarda caso anche lui tedesco), restii a definire illegale l’attacco israelo-americano all’Iran.
Costa ha picconato von der Leyen anche sul Board of Peace. “Quando qualcuno cerca di sostituire le Nazioni Unite, non possiamo partecipare, neanche come osservatori”.
Parigi, fin da subito, ha sollevato il caso della partecipazione ‘motu proprio’ della Commissione alla riunione del Board of Peace. Non aveva il mandato dei 27 per farlo.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot, sempre parlando agli ambasciatori, è stato nettissimo: “La Commissione – ha stigmatizzato – deve impegnarsi a rispettare nel modo più rigoroso la sussidiarietà e lo spirito dei trattati: da questo punto di vista, l’articolo 18 è chiaro, è l’alto rappresentante che conduce la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione”.
Tradotto: Ursula stai zitta.
Dunque abbiamo, da un lato, una filiera politica (i socialisti, capitanati da Pedro Sanchez) critica nei confronti degli Usa a trazione Maga e dall’altro la Francia, che vuole indipendenza dagli Usa.
In Spagna la sinistra sta levando scudi contro le piroette della von der Leyen, ma non c’è alcun segnale di passaggio all’opposizione.
Se avessero un minimo di residua dignità, verdi e socialisti sfiducerebbero la baronessa teutonica, ma quel che importa loro non è la politica; è rimanere al servizio della finanza, ossia del vecchio mondo che la von der Leyen dice di non dover più difendere.
Il fatto è che verdi e socialisti sono il vecchio mondo e abbandonarlo al suo destino significa il suicidio.
P.S.
L’Unione europea non esiste se non come cumulo di macerie sovrastate da una cappa di vergogna.
Se non arriva un temporale inviato da Giove pluvio, moriremo asfissiati.





