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Teheran inferno di fuoco

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Isola con terminali

Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema

I raid di Israele hanno colpito per la prima volta gli impianti petroliferi di Teheran e hanno trasformato la capitale dell’Iran in un inferno di fuoco.

In fiamme in particolare l’impianto nel distretto di Shahran, nella zona est della città, e quello nella zona meridionale di Shahr Rey. I raid si allargano anche alla città di Karaj. Le immagini pubblicate sui social mostrano enormi incendi e gigantesche nubi di fumo che si alzano.

Nel frattempo, contravvenendo alle dichiarazioni di sabato, che chiedevano scusa per gli attacchi ai Paesi arabi del Golfo, nella notte di ieri ci sono stati nuovi raid iraniani su Kuwait e Arabia Saudita. In Kuwait ci sono stati due morti”. Tre persone sono rimaste ferite in Bahrein dai frammenti di un missile iraniano nei pressi di Muharraq.

Un rimorchiatore battente bandiera degli Emirati Arabi è stato affondato dalle Guardie Rivoluzionarie nello stretto di Hormuz, dispersi tre marinai, un quarto è ferito. Un vasto incendio ha avvolto una torre a Kuwait City, in seguito ad un attacco con droni avvenuto all’alba di ieri.

Il ministro della Difesa di Abu Dhabi ha riferito che sono quattro i morti da ieri sera, quando era stata annunciata la prima vittima a Dubai.

Ieri è stato annunciato che è stato raggiunto un accordo sul successore di Khamenei. È stato scelto sulla base del consiglio del defunto leader supremo, secondo cui avrebbe dovuto “essere odiato dal nemico”.

L’Idf però fa sapere che “Israele continuerà a perseguire il successore e chiunque tenti di nominarlo”. Intanto, un membro dell’Assemblea degli esperti ha dichiarato che il nome di Khamenei come leader dell’Iran “continuerà a esistere”.

Secondo quanto riportato dai media statali e internazionali, l’Assemblea degli esperti dell’Iran ha nominato Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader supremo Ali Khamenei , nuovo leader supremo del Paese.

Secondo  “Axios”, gli Usa stanno valutando il ricorso alle forze speciali per sequestrare le riserve di uranio.

Se si concretizzasse, l’operazione richiederebbe lo schieramento di truppe sul suolo iraniano e l’accesso a strutture sotterranee pesantemente fortificate, in un contesto di guerra aperta. Non è chiaro se la missione sarebbe statunitense, israeliana o congiunta.

L’operazione verrebbe probabilmente eseguita solo qualora Washington e Gerusalemme fossero certi che le forze iraniane non possano più costituire una minaccia significativa.

Tra le opzioni al vaglio, oltre al sequestro fisico dell’uranio, vi sarebbe la possibilità di diluirlo in loco con l’ausilio di esperti nucleari, eventualmente insieme a rappresentanti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). La riserva, stimata in 450 chilogrammi, se arricchito al 90 per cento sarebbe teoricamente sufficiente a realizzare 11 testate nucleari.

La Casa Bianca avrebbe inoltre valutato anche la possibilità di assumere il controllo dell’isola di Kharg, su cui sorge un terminale strategico che gestisce circa il 90 per cento delle esportazioni petrolifere iraniane

L’isola non è solo un terminal petrolifero; è il polmone finanziario della Repubblica Islamica dell’Iran, il luogo dove il greggio estratto dal deserto si trasforma nella linfa vitale che sostiene i Pasdaran e l’intera impalcatura teocratica di Teheran.

​​Situata a circa 25 chilometri dalla costa meridionale iraniana, Kharg gode di un vantaggio naturale che la rende insostituibile: la profondità delle acque circostanti. Mentre gran parte del litorale persico è troppo basso per accogliere i giganti del mare, le superpetroliere possono attraccare a Kharg con facilità. Da qui transita oltre il 90% delle esportazioni di greggio iraniano, diretto in gran parte verso le raffinerie della Cina.

​Esperti come Michael Rubin e Ian Bremmer suggeriscono che il “cambio di regime” in Iran non debba necessariamente passare per un’invasione di terra su vasta scala o per un bombardamento a tappeto, ma per il controllo chirurgico di questo snodo. ​L’idea è semplice quanto rischiosa: sequestrare il terminal invece di distruggerlo.

Senza Kharg, l’Iran perderebbe l’accesso alla valuta estera necessaria per pagare gli stipendi ai militari. Dall’altro, il controllo americano sull’isola fornirebbe a Trump una moneta di scambio senza precedenti per negoziare quella che ha già definito una “resa incondizionata”.

Da segnalare, infine, che i ministri degli Esteri della Lega araba hanno fermamente condannato ieri gli attacchi dell’Iran contro i suoi vicini arabi, definendoli una “grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Nel comunicato finale diffuso al termine della riunione virtuale, i ministri hanno espresso sostegno agli Stati del Golfo, insieme alla Giordania e all’Iraq, nelle “misure che adottano per scoraggiare e rispondere a queste aggressioni”.

I ministri hanno inoltre chiesto a Teheran di cessare immediatamente i suoi attacchi e di porre fine agli “atti provocatori o alle minacce contro i paesi vicini”, esortando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a condannare l’Iran e a costringerlo a “cessare immediatamente e incondizionatamente i suoi attacchi” contro i Paesi arabi.

I ministri hanno infine espresso il loro sostegno al governo libanese nei suoi sforzi per disarmare Hezbollah e hanno esortato la comunità internazionale a fare pressione su Israele affinché cessi immediatamente i suoi attacchi contro il Libano

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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