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Referendum, parliamo dell’Alta Corte Disciplinare

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Referendum, parliamo dell'Alta Corte Disciplinare

Impariamo a distinguere i fatti dalle mistificazioni

Nell’ardimentosa impresa di analizzare i temi della Riforma della Giustizia… anzi della Magistratura, dopo avervi parlato della “Separazione delle Carriere”, oggi tenterò di affrontare l’argomento dell’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare.
E cercherò di farlo distinguendo i fatti dalle mistificazioni.

Non si può non iniziare dal constatare quanto oggi si verifica.

Ritengo che siamo tutti d’accordo che un magistrato, per la veste che ricopre, se sbaglia dovrebbe essere giudicato più severamente di un qualunque cittadino.

Invece accade l’esatto contrario.

«Non è vero!», mi stoppa subito l’Associazione Nazionale Magistrati «Negli altri Paesi europei si punisce di meno».

In realtà non è assolutamente vero!

Per sostenere tale assunto si è utilizzato quale parametro il numero delle “segnalazioni” di illeciti disciplinari che arrivano al CSM e che il CSM analizza.

Numero che in effetti è maggiore rispetto ad altri Paesi europei.

Ma quello che non si dice è che oltre il 95% di quelle segnalazioni vengono archiviate prima di arrivare a processo.

E vengono archiviate poiché l’attuale CSM ritiene l’illecito di “scarsa rilevanza” (tipo, per esempio, quello del Pm che ha dimenticato in carcere una persona per 43 giorni).

Basti pensare che nel periodo 2023/2025, delle oltre 1700 segnalazioni disciplinari solo il 3,2% è finito alla sezione disciplinare del CSM.

Ma ora vediamo cosa succede a quella scarsa percentuale di illeciti ritenuti invece “rilevanti”.

Ebbene, quasi tutti vengono puniti con sanzioni irrisorie che vanno dall’ammonimento alla censura, fino alla perdita di anzianità.

Insomma dei semplici “rimbrotti” o, male che vada, la costrizione a lavorare qualche mese in più prima della pensione.

Volete qualche dato?

In 6 anni, dal 2018 al 2024, solo 89 magistrati sono finiti davanti alla commissione disciplinare, 44 sono stati prosciolti, 28 assolti, 8 censurati e solo 1 trasferito.

E non pensiate che le lievi sanzioni siano giustificate da lievi illeciti.

Tutt’altro!

Sapete dove ce ne accorgiamo?

Dall’esame delle decisioni prese dalla Commissione del CSM che si occupa della progressione in carriera e che ogni 4 anni si riunisce.

Ora, poiché quelle sanzioni, proprio perché lievi, non incidono minimamente sulla carriera, si trovano casi incredibili di magistrati che, pur essendo stati puniti per gravissimi motivi, sono stati ugualmente promossi ai livelli superiori di carriera e di retribuzione.

Volete qualche sconcertante esempio?

C’è il PM che ha rivelato a un suo amico avvocato, difensore di ‘ndranghetisti, la notizia segreta che una procura stava per effettuare un sequestro di cocaina e per chiedere l’arresto dei suoi assistiti.

C’è il PM che ha suggerito ad una persona da lui stesso indagata di non utilizzare il telefono e di liberarsi della SIM.

C’è il PM che ha intrattenuto rapporti amichevoli con un soggetto da lui indagato per mafia, ricevendo pure doni natalizi.

C’è il PM che ha ritardato la scarcerazione di un imputato per scadenza termini per 322 giorni.

Ci sono Giudici che hanno depositato sentenze con ritardi astronomici (persino due o tre anni).

Per non parlare di tutti quei magistrati che brigavano con Palamara sulle nomine al CSM.

Casi paradossali di cui si stenta a credere.

Eppure… tutti promossi!

Ma perché si verifica tale assurda situazione?

Perché i magistrati che compongono il CSM, e che, tra i vari compiti, hanno anche quello di amministrare la disciplina, non stanno lì per meriti e rettitudine, ma grazie alle “Correnti”.

A quelle strutture politiche di potere organizzato, autoreferenziali, insite nella magistratura, che agiscono attraverso dinamiche spartitorie e logiche di scambio.

Ebbene, come il caso Palamara ha ampiamente dimostrato, la prassi costante dell’indulgenza è proprio figlia di quelle logiche (“io salvo il tuo se tu dai l’incarico al mio”).

Cosa si propone di fare la Riforma per sanare tale anomala situazione?

Toglie le funzioni disciplinari al CSM e le affida all’Alta Corte Disciplinare.

Tale Corte sarà composta da 15 componenti.

9 magistrati (6 giudicanti e 3 requirenti) e 6 professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio.

Tutti verranno estratti a sorte.

«Ma come si fa ad estrarre a sorte i magistrati per una funzione così delicata?», qualcuno domanda.

Ma è proprio per questo che i magistrati sorteggiati saranno quelli con almeno 20 anni di esercizio e che abbiano svolto funzioni di legittimità.

E sapete chi svolge le funzioni di legittimità?

I Giudici di Cassazione, cioè coloro che hanno il qualificatissimo compito di controllare sia la corretta applicazione della legge che la coerenza logica delle sentenze di primo e secondo grado.

Si tratta, quindi, di quei magistrati che, per merito della loro elevata esperienza professionale, hanno raggiunto i vertici della carriera.

«Ma la componente “laica” sarà espressione della politica e li condizionerà», sospetta qualcuno.

A parte il fatto che c’è una netta maggioranza “togata”, cioè di magistrati (9 a 6), di quei 6 professori e avvocati, 3 saranno nominati dal Presidente della Repubblica, che è il garante super partes dell’unità nazionale e della Costituzione.

Solo i rimanenti 3 saranno estratti a sorte da un elenco che il Parlamento compilerà.

Indubbiamente il bacino sarà selezionato dal Parlamento che rifletterà la maggioranza di Governo… ma stiamo parlando di 3 persone su 15!

«Eh! ma quando il presidente non sarà più Mattarella, come la mettiamo?», obietta qualcuno.

E come vuoi che la mettiamo?

Se per quel qualcuno il Presidente è “super partes” solo se nominato da un parte politica, non perdo tempo ad argomentare.

«Ma contro le sentenze dell’Alta Corte non si potrà fare impugnazione nel merito in Cassazione, ma solo alla stessa Corte», lamentano alcuni.

Ma la Cassazione, a cui comunque si può fare impugnazione per motivi di legittimità, per sua natura non giudica nel merito.

E poi in tali casi, ovviamente, l’impugnazione sarà valutata da componenti diversi da quelli che hanno emesso la sentenza.

E questi sono i fatti… poi ci sono le mistificazioni.

E sono certo che tra i commentatori di questo scritto non mancherà chi si sbizzarrirà in acrobazie argomentative e contorsionismi legulei per far dire alla legge cose che non dice.

Soprattutto per fargli dire, con la prospettazione di ipotetici scenari futuri, che la Riforma mira a sottomettere la magistratura alla politica, malgrado sia scritto a caratteri cubitali che rimane autonoma e indipendente da ogni altro potere (art. 104 della Costituzione).

E semmai fosse vero che qualcuno nelle leggi di attuazione della Riforma vorrà inserire qualche norma che ne mini l’autonomia e l’indipendenza, questa non potrà che essere dichiarata incostituzionale.

Una bugia seppur ripetuta all’infinito non potrà mai divenire verità.

PS: nei giorni a venire, per concludere la trilogia, parlerò del fantasmagorico sorteggio…

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