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Magistrati militanti e anche giudicanti?

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Qualche riflessione in vista del referendum sulla giustizia

di Eugenio Baresi*

Essendo un democristiano ben conservato e certamente non deteriorato ricordo e mi piace rammentare, come politica, certa parte politica, e magistratura, certa parte della magistratura, abbiano avuto “simpatiche” condivisioni.
Certo, l’ipocrisia che continuamente e diffusamente caratterizza taluni politici sui fatti accaduti non stupisce.

Lascia più interdetti la molesta amnesia dei giornalisti che dovrebbero essere la memoria della verità fattuale.

Oggi Nordio, l’ex magistrato pubblico ministero veneziano, ed attuale Ministro della Giustizia, è definito un pericoloso uomo di destra, che distrugge la democrazia, che attenta l’intero architrave dello “stato di diritto”.

Allora vorrei ricordare quando piaceva molto a sinistra, indagando la DC, per poi temporaneamente non più piacere addirittura anticipando il suo attuale ruolo di fascista, per poi ritornare ottimo magistrato.

Ecco i fatti, ripeto, fatti che dovrebbero zittire molti, ma soprattutto servono a spiegare quanto necessario sia intervenire sulla gestione della giustizia… e l’attuale riforma è purtroppo ancora insufficiente.

«È il 25 agosto del 1992. Sono fuori città e mi chiamano al telefonino, alle 6 del mattino: “Piero torna a casa subito, qua ci sono i carabinieri”».

Chi lo racconta è Pietro Favaro, che qualche giorno dopo avrebbe dovuto essere nominato Presidente della Regione Veneto.

Per inciso, fu poi così anche l’ultimo segretario regionale della DC in Veneto.

«Arrestato perché il 30 luglio Michele Boato dei Verdi, un collega consigliere, consegna ai magistrati un’agenda datata sei anni prima, in cui si dice che un consigliere regionale ha preso tangenti per allargare una cava di ghiaia a Vallà di Riese».

L’ordine di arresto fu firmato anche dall’allora PM Nordio, che, con Salvarani e Casson, componeva il pool anti corruzione della procura veneziana.

Processo e assoluzione spiegate così da Favaro:

«Cinque anni, tre mesi e tre giorni. Un calvario. Ancora mi risuona nelle orecchie: “il Favaro”. Sul banco smetti di essere una persona, diventi solo l’imputato. Mi offrirono la prescrizione e la rifiutai. Fui prosciolto da ogni accusa. E sa perché? Perché dopo cinque anni si accorsero che non solo la tangente non era mai stata pagata, ma neppure la famosa cava era mai stata ampliata».

Ricordavo prima di come Pietro Favaro fosse l’ultimo segretario della DC veneta ed è significativo del come si fa carriera nell’ ipocrisia della politica degli autonominatisi incorrotti: «Il mio posto avrebbe dovuto prenderlo Tina Anselmi ma Bernini disse no e alla fine arrivò Rosy Bindi, quarantenne toscana eletta in Europa qui a Nordest. La sua relazione, all’assemblea di Abano del 10 luglio 1993, fu durissima nel suo impeto moralizzatore. Bindi sosteneva che dovessimo “morire” tutti per far nascere un partito nuovo dalle ceneri della Dc. E così fu, almeno quanto al primo intento: al congresso di Thiene del 1990 gli iscritti alla Dc in Veneto erano 170 mila; quando Bindi lasciò nel 1994 erano 17 mila. Ma dalle ceneri non nacque nulla di nuovo, iniziò la diaspora».

Se si rileggono i nomi dei protagonisti “contro” Favaro un fremito di sconcerto non può non trafiggere.

Nordio compare adesso a destra, ma allora piaceva anche a sinistra… in fondo aveva “contribuito” ad affossare la DC… eppure un poco più di un paio di anni e divenne un “magistrato che adotta metodi fascisti” secondo Folena al tempo responsabile giustizia dei Democratici di sinistra.

Aveva pensato di indagare anche sulle Cooperative Rosse nell’ambito di una più vasta inchiesta sugli appalti.

Inquisì così D’Alema e Occhetto meritandosi per ciò il generoso epiteto di fascista con una trentina d’anni d’anticipo rispetto ai giorni nostri.

Recuperò prestigio a sinistra alla fine degli anni ’90 perché non chiese il rinvio a giudizio dei suddetti D’Alema e Occhetto con una esemplare motivazione: “potevano non sapere”.
Cioè essendo segretari politici di un partito non erano certo tenuti a conoscere tutte le sue fonti di finanziamento che adducevano alla segreteria amministrativa.

Posizione, quella di Nordio, certamente garantista… si vede che aveva cambiato opinione rispetto a qualche anno prima visto come aveva proceduto con il democristiano Favaro.
Fortunatamente posizione garantista che non ha più abbandonato.

Ma mi si consenta un pesantissimo inciso.

Craxi a Milano è stato condannato perché “non poteva non sapere”!
Forse la sede del PCI in via delle Botteghe Oscure, essendo di proprietà e mastodontica, aveva la segreteria amministrativa al secondo piano e la segreteria politica al terzo.

Quella socialista in via del Corso, essendo in affitto e più piccola, aveva le due segreterie sullo stesso piano.

Congettura mia, questa sui diversi alloggiamenti di piano, per cercare di capire l’anacronismo delle differenti e opposte valutazioni.

Alla fine di questo racconto non resta che sottolineare come la Costituzione, l’equilibrio dei poteri e quanto altro siano stratosferiche scuse per nascondere la connivenza di interessi che certa magistratura e certa politica coltivano da troppo tempo.

E per far presuntuosamente la parte di essere anche colti vale osservare come l’antico filosofo Gianbattista Vico ci insegnava come “i fatti si tramutano nel vero”.

Ed il racconto è solo racconto di fatti accaduti e non contestabili.
Solo che se tale affermazione ha un senso c’è molto da temere.

Mi terrorizza l’idea che domani possa essere giudicato chiunque da chi ho visto presenziare come relatore in manifestazioni prettamente di partito nella stessa provincia in cui opera come magistrato.

La classica e spesso farisaica frase “ho fiducia nella magistratura” come può essere ancora ipotizzabile?

A proposito, tutte le citazioni virgolettate sono tratte da articoli del Corriere della Sera Veneto del 6 marzo 2022 e del Corriere della Sera del 10 dicembre 2008.
Facilmente consultabili da tutti avendo un computer o un telefonino con Internet.

*ex parlamentare e segretario della Commissione Stragi

Autore

  • Eugenio Baresi

    Eugenio Baresi, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.

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