di Antonio Foccillo
Stiamo viviamo oggi in una società profondamente trasformata dagli interessi di pochi, dalle leggi di uno sviluppo economico senza regole, dall’accentuarsi del consumismo, dell’edonismo, del narcisismo, dalla competizione selvaggia.
Una società sempre più caratterizzata dalla graduale sostituzione, nel vivere emozioni e sentimenti, della realtà virtuale alla realtà sui rapporti interpersonali e dalla riduzione, nella mente delle persone dell’importanza del rapporto con il collettivo.
Ogni giorno succede qualche avvenimento che dimostra un imbarbarimento della società e la caduta di ogni forma del vivere civile. Tutto questo avviene anche nel nostro Paese con tanti accadimenti.
Un esempio concreto di quello che sostengo è l’orrore infinito della continua catena di morti sul lavoro che non ha mai fine. Non si riesce in nessun modo a trovare una forma per debellare questa piaga. Ma quello che colpisce è la quasi assuefazione a questi continui lutti. Come se fosse un qualcosa di inevitabile. Non è così è a volte basterebbero pochi euro per rendere più sicuro il luogo di lavoro.
Andrebbe fatta una campagna dalle scuole elementari, per sensibilizzare e convincere a costruire la cultura della salvaguardia della vita, a partire dai bambini quelli che poi un giorno saranno imprenditori o lavoratori.
Un avvenimento che ha colpito le coscienze in modo drammatico è stato quello del lavoratore Satnam Singh, che ha avuto amputato un braccio da un macchinario per arrotolare i teli, in un’azienda agricola di Borgo Santa Maria. L’aspetto peggiore è averlo caricato su un furgone con il braccio appoggiato su una cassetta di plastica e lasciato davanti a cortile di casa, invece che all’ospedale e per questo è morto.
Come si può essere cosi disumani! Non è accettabile questo comportamento! Non si può essere così cinici e non ci sono giustificazioni!
Questo è l’ennesima prova che dimostra come la nostra società continua a vivere una fase di profonda crisi di valori e d’impegno civile, grazie alla caduta delle idealità e alle trasformazioni imposte dalla globalizzazione e dell’intervento della finanza nell’economia.
Esse hanno cambiato molti di quelli che erano i paradigmi valoriali su cui si erano fondate le società occidentali coese e solidali.
E la ricostruzione del pensiero essenzialmente liberista, ha prodotto una regressione sociale e civile, irreversibile in tempi brevi, che mette in discussione finanche i principi fondamentali della democrazia, come stabiliti nella nostra Carta Costituzionale.
Lo stesso pensiero unico, nato dalla globalizzazione e dalla finanza, ha imposto un ridimensionamento di tutele e garanzie che erano state raggiunte grazie ai sacrifici di anni di lotte sociali, ma anche alcuni aspetti delle libertà e dei diritti dell’uomo a cui aveva contribuito l’esperienza del welfare e ha limitato qualsiasi forma di libero pensiero che potesse contraddire quello che stava avvenendo.
La pandemia prima e successivamente la guerra, che è ritornata in Europa, hanno aggravato ancora di più la situazione sia sul piano dei rapporti fra le persone e sia sul piano delle condizioni economiche e sociali, facendo prevalere spesso egoismo e diffidenza verso gli altri, visti come nemici.
Tutti questi sintomi sembrano preparare l’eclissi del rispetto della persona, della sua centralità e di qualsiasi valore di coesione e solidarietà e prelude ad un vero e profondo cambiamento dei parametri di una comunità civile.
Ma la cosa che sconvolge di più è che tutto questo ha trovato poca opposizione. Gli stessi intellettuali, che dovrebbero svolgere la funzione critica nella società, si sono caratterizzati per essere in un assordante silenzio.
Tanti economisti si sono succeduti nel vantare la globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia e la politica di austerity come le uniche panacee per rilanciare l’economia. E allora si sono determinate condizioni di crisi profonda, destabilizzazione del lavoro a tempo indeterminato con contratti sempre più precari,0 precarietà, licenziamenti, morti sul lavoro, disoccupazione e continui tagli allo stato sociale che hanno allargato di più il disagio fra le persone.
In momenti come questi, di fronte alla drammaticità della situazione, c’è bisogno di ritrovare il gusto di una battaglia ideale e politica per ripristinare le condizioni in cui il cittadino si senta realmente cittadino e non suddito.
Perché il Paese confermi la concordia civile, la solidarietà, la coesione e la giustizia sociale, valori tutti costituzionali, è necessario che i diritti politici dell’uomo, siano accompagnati e sostanziati dai diritti sociali.
Proprio per questo, in un mondo inaridito nei sentimenti e privo di valori, un nuovo impegno politico e sociale va fatto, con la consapevolezza che va ripristinato l’ideale laico e riformista, che ha contribuito a costruire, insieme ad altri, una società veramente civile.
Esso, può svolgere ancora la sua funzione, proprio facendosi portatore del patrimonio ideale di solidarietà, coesione, tolleranza, rispetto, uguaglianza, emancipazione, autodeterminazione, che sono insite nel suo Dna.
Questi ideali hanno generato, in passato, democrazia, benessere, tutele e stato di diritto, oggi devono essere rilanciati, per cercare di risvegliare di nuovo le coscienze, per poter uscire dal caos di una società indifferente e poco incline a considerare tutte le persone degne di essere al centro di tutto e affermare quegli antichi valori e riportando la luce per abbattere le tenebre nelle quali si è infilata l’umanità.
Come?
Prima di tutto contribuendo, come in passato, a formare delle ottime classi dirigenti, con questi valori e ideali che accrescano la consapevolezza di questa necessaria funzione di rilanciali. Valori r ideali su cui si era costruita la società moderna in Europa. Valori e ideali che hanno rafforzato la centralità dell’uomo e hanno dato le giuste risposte al vivere civile.
Solo cosi se ne esce. Non è un’utopia!




