
“Ciò che distingue il Piano Mattei da tutte le altre iniziative del passato è la sua concretezza. Noi non abbiamo scritto un elenco di buone intenzioni, di dichiarazioni di principio. Abbiamo scritto un piano di obiettivi fattibili e realizzabili, accompagnato da un cronoprogramma ben delineato”. Così il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni.
Il Piano Mattei è l’esatto contrario della logica francese della Francafrique, ossia del neo colonialismo che ha visto la ribellione dei Paesi africani e la cacciata del piccolo Napoleone dell’Eliseo.
Spiacente per i vedovi e gli orfani italiani dell’Eliseo, ma con Macron in Africa non si va da alcuna parte.
Il piano Mattei, se le dichiarazioni hanno un senso, ha il via libera e il gradimento degli Usa e dell’anglosfera e un’Europa macroniana, con buona pace del nostro presidente della Repubblica, non può fare altro che il palo.
Cantava Enzo Jannacci:
“Faceva il palo nella banda dell’Ortiga
Ma l’era sguercio, non ci vedeva quasi più
Ed è stato così che li han presi senza fatica
Li han presi tutti… tutti, tutti, tutti, fuori che lui
Lui era fisso che scrutava nella notte
Quando gli passato davanti a lui un carabinier
Insomma on ghisa, trii carriba e on metronotte
Gnanca una piega lù l’ha fà, gnanca un plissé
Faceva il palo della banda dell’Ortiga
Faceva il palo perché l’era el sò mestee
L’Unione Europea, come la vorrebbero Macron e Scholz e gli aspiranti alla Legion d’Onore, essendo “aveugle”, non può che fare il palo.
Vediamo il documento che attesta il semaforo verde Usa alla politica di Giorgia Meloni nei confronti dell’Africa.
Sul sito della Presidenza del Consiglio si legge:
Dichiarazione dei co-presidenti dell’evento pgii a latere del g7: il partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali
A margine del Vertice dei Leader del G7 2024, il 13 giugno, a Borgo Egnazia (Italia), il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano e Presidente del G7, Giorgia Meloni, e il Presidente degli Stati Uniti, Joseph R. Biden, si sono riuniti con gli altri Leader del G7 e con il settore privato italiano e statunitense, in rappresentanza dei comparti finanziario, energetico e digitale-tecnologico.
I co-presidenti italiano e statunitense hanno espresso apprezzamento per il Piano Mattei per l’Africa e per le sue interconnessioni con il Partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali (Partnership for Global Infrastructure and Investment – PGII). In qualità di G7, abbiamo concordato di sostenere progetti “faro” per lo sviluppo di corridoi economici trasformativi atti a promuovere infrastrutture e investimenti di qualità, quali il potenziamento del coordinamento e del finanziamento del Corridoio di Lobito, del Corridoio di Luzon, del Corridoio di Mezzo e del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, altresì sulla base del Global Gateway dell’Unione europea e di altre iniziative rilevanti.
A sostegno dell’obiettivo principale del PGII del G7 di mobilitare 600 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali nelle economie emergenti, una coalizione di investitori statunitensi ha evidenziato l’impegno per un ulteriore stanziamento di miliardi di dollari in investimenti privati a favore di infrastrutture scalabili nei mercati emergenti, allineati alle priorità del PGII. Il settore privato italiano ha evidenziato i rispettivi investimenti nel quadro del PGII e del Piano Mattei per l’Africa. Nell’ambito di tale impegno, il Piano Mattei ha lanciato, in collaborazione con la Banca africana di sviluppo, nuovi strumenti finanziari aperti al contributo dei partner internazionali”.
“L’incontro – prosegue il comunicato – ha confermato l’impegno volto a lanciare e sviluppare gli investimenti attorno ai corridoi economici del PGII a livello globale, ivi compresi i corridoi in Asia, Africa e il corridoio di collegamento tra l’Europa e l’Asia attraverso il Medio Oriente, sottolineando l’apprezzamento per l’ampia gamma di investimenti attuali e futuri da parte di aziende private in settori strategici, quali la finanza “verde” e la digitalizzazione. Oggi l’Italia si è unita agli sforzi degli Stati Uniti e dell’Unione europea per promuovere attività di sviluppo sostenibile lungo il Corridoio di Lobito, impegnandosi a rafforzare la collaborazione e a mobilitare un ulteriore contributo aggregato fino a 320 milioni di dollari in investimenti a sostegno dell’infrastruttura ferroviaria principale e dei relativi progetti collaterali, con l’obiettivo di creare ulteriori sinergie con l’AGIA (Alleanza per le infrastrutture verdi in Africa)”.
“I co-presidenti – aggiunge il comunicato – hanno accolto con favore il rinnovato impegno dell’Italia a promuovere lo sviluppo in Africa, anche attraverso un potenziamento dei partenariati con le Nazioni africane grazie al Piano Mattei. Hanno inoltre sottolineato il loro impegno volto a potenziare il coordinamento tra il PGII, il Piano Mattei per l’Africa, e il Global Gateway dell’UE, per massimizzare il nostro impatto collettivo nel lavorare per assicurare corridoi economici trasformativi in Africa. I co-presidenti hanno accolto con favore l’Iniziativa sull’industrializzazione verde dell’Africa (Africa Green Industrialisation Initiative – AGII) in qualità di piattaforma chiave per la collaborazione sugli investimenti infrastrutturali in Africa e hanno espresso il loro apprezzamento per l’impegno dell’Alleanza globale per l’energia per le persone e il pianeta (Global Energy Alliance for People and Planet – GEAPP) volto a stanziare fondi pari fino a 100 milioni di dollari in capitale filantropico atto a catalizzare investimenti per favorire lo sblocco di un ulteriore miliardo di dollari in finanziamenti privati. I partecipanti all’incontro senza la parola GPII hanno inoltre riconosciuto GEAPP come uno dei partner chiave nell’attuazione di progetti di generazione distribuita di energia rinnovabile, stoccaggio di batterie e mobilità elettrica. La collaborazione tra l’Italia e gli Stati Uniti sta ulteriormente coinvolgendo progetti volti a promuovere l’energia pulita, l’agricoltura sostenibile e la mobilità elettrica, a partire da potenziali progetti in Kenya. Infine, i Leader hanno accolto con favore gli sforzi della Presidenza italiana del G7 volti a promuovere l’effettiva attuazione del PGII e migliorare il coordinamento degli investimenti con i partner attraverso l’istituzione di un nuovo Segretariato”.
Semaforo verde del G7 e, soprattutto degli Usa, che hanno messo in campo anche investitori privati.
E’ del tutto chiaro che la dichiarazione ha un valore geopolitico fondamentale.

Per il corridoio di Lobito l’Italia ha approvato lo stanziamento di un massimo di 320 milioni di dollari da investire nella costruzione dell’infrastruttura ferroviaria in Angola, unendosi agli sforzi degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea (Ue).
Il corridoio collega l’Angola, lo Zambia, la Repubblica Democratica del Congo (Rdc) e altri Paesi nell’Africa australe.
La somma approvata sarà investita nella costruzione di una nuova tratta ferroviaria di 800 chilometri.
Anche gli Stati Uniti si sono anche impegnati a finanziamenti del valore di 250 milioni di dollari per la modernizzazione tecnologica e logistica del corridoio, per garantire che la linea ferroviaria sia efficiente, sicura e tecnologicamente avanzata.
Nella stessa ottica il Regno Unito ha annunciato un ulteriore impegno di oltre 50 milioni di dollari per sostenere progetti di energia pulita e infrastrutture di trasmissione, oltre alle indagini geologiche lungo il corridoio di Lobito, per identificare e utilizzare in modo efficace le risorse naturali presenti nella regione.
Il Corridoio di Lobito è posizionato per diventare un’ “arteria vitale” per il commercio e la crescita economica nell’Africa meridionale.
L’apertura della nuova sezione ferroviaria è prevista per la fine del 2025.
Il Corridoio economico di Luzon collegherà Manila a tre aree tentacolari nell’isola più grande del paese, Luzon, che può ospitare produttori e altre grandi iniziative imprenditoriali: l’ex base navale statunitense di Subic, l’ex base aerea di Clark e la provincia di Batangas.

Il Corridoio di Mezzo o Rotta Internazionale di Trasporto Transcaspica, che attraversa il Kazakistan meridionale, si pone come la più promettente per l’integrazione con la rete di trasporto transeuropea.
La rotta transcaspica attraversa Cina, Kazakistan, Mar Caspio, Azerbaigian, Georgia, Turchia e Paesi europei. Secondo le stime preliminari, saranno necessari investimenti per 18,5 miliardi di euro per migliorare in modo significativo il percorso, che potrebbe garantire una fornitura ininterrotta in futuro.
Tuttavia, l’infrastruttura più significativa è il Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa altrimenti detto Via del Cotone.

Il Corridoio del Cotone ha un valore strategico fondamentale, in quanto costituisce un’alternativa alla rotta del Mar Rosso e presuppone che Israele riconosca e sia riconosciuto dall’Arabia Saudita. Cosa quest’ultima che è il motivo vero per il quale l’Iran ha scatenato Hamas.
In questo scenario, che è ulteriormente complicato dalla presenza russa in Libia, nel Sahel e della Cina in molti Paesi africani, la logica non può essere quella della Francia coloniale, motivo per il quale Macron è stato invitato a sloggiare da Mali, Burkina Faso e Niger.
Per affrontare un rapporto nuovo con Medio Oriente e Africa non è possibile che l’Unione Europea si regga sulle logiche politiche dei bolliti alla Macron o alla Sholz, l’uno e l’altro delegittimati dalle elezioni europee e in crisi nei loro Paesi.
Difficile pensare che abbia qualcosa da dire Pedro Sanchez, sconfitto alle europee e che si regge su un delicato equilibrio ai limiti della costituzionalità.
Che dire di Antonio Costa, socialista portoghese, trombato alle elezioni nel suo Paese.
Sulla Ursula von der Leyen stendiamo un velo pietoso, essendosi inchinata a tutte le politiche più disastrose per l’economia dell’Unione.
Un’alleanza che escluda Giorgia Meloni e che non tenga conto del ruolo dell’Italia in Africa e in Medio Oriente è pura follia suicida, in quanto non tiene nemmeno conto del ruolo italiano nella Nato in un Mediterraneo che diventa mare sempre più strategico per il futuro del Vecchio Continente e che deve essere assicurato all’Occidente da una presenza deterrente adeguata.
E’ del tutto ovvio che prima di arrivare alle nomine per l’Unione Europea è necessario sapere in che direzione si intende andare, perché se la direzione è ancora quella che è stata bocciata dagli elettori è assolutamente meglio collocare l’Italia all’opposizione netta di un’Unione votata al suicidio politico ed economico ed è fondamentale stringere ulteriormente i rapporti con l’anglosfera, perché l’asse franco tedesco, in macerie, rischia di portare l’Europa nel baratro.
Se Bruxelles sarà, come vuole il piccolo Napoleone parigino, la fotocopia dell’alleanza Ursula, meglio guardare altrove, rafforzando i rapporti di partenariato con Inghilterra e Stati Uniti. E anche con Giappone e Australia.





