
di Giuseppe Augieri
Un apprezzamento per Tajani, ministro della difesa. Chiarire che contribuire alla difesa dell’Ucraina è cosa del tutto diversa dal mandare truppe al fronte è stato importante come l’aver confermato un netto no all’ipotesi di truppe italiane in battaglia. Altrettanto importante aver ricordato cosa dice l’articolo 5 della NATO: qualcosa di diverso da quello che piano piano si sta facendo scivolare nelle menti di tanti. L’intervento dei Paesi NATO si ha solo in caso di attacco ad un dei Paesi costituenti e, anche in questo caso, in modo non automatico. Il chiarimento, oltre a definire con chiarezza la posizione italiana, manda un messaggio a Macron, alla Polonia ed a qualche altro che si sta appassionando a possibili incontri sul ring: questa avventure non ci interessano e non vi sono obblighi di seguire i giocatori d’azzardo. Se questo significa “isolamento”, ben venga.
Un mezzo apprezzamento per Mazzotta, Ragioniere Generale dello Stato: si è dimesso (parola ormai desueta) riconoscendo di aver compiuto errori, ed anche gravi, sul provvedimento del superbonus edilizio. Vero, Mazzotta non ha colpe nell’aver generato il superbonus ma ne ha nell’aver sottovalutato a più riprese l’ampiezza della voragine che si stava scavando nei conti pubblici. Il compito del Ragioniere dello Stato è infatti quello di garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche, fino a suggerire il blocco di leggi di spesa che mettono a repentaglio la tenuta dei conti. Eppure il fatto che il peso del superbonus sulla finanza pubblica avesse incontrato la forte critica di Draghi (peraltro senza intervenire) che prevedeva disastri; dopo che la previsione iniziale di 40 mld è diventata di 85 mld nel 2022 e di 116 mld nel 2023 e che ancora oggi il governo non è in grado di fissare la profondità della voragine provocata dal Superbonus (si parla di 200 miliardi, ma probabilmente non è finita) dice di un mancato intervento, o un ritardo colpevole, nell’affrontare la questione. Meno applausi, invece, per la sua richiesta: mancano 5 anni alla sua pensione e dunque dimissioni si, ma anche richiesta di essere ricollocato in un incarico di prestigio al livello del suo curriculum. Insomma….
Nessun apprezzamento per chi sta politicizzando la questione di Ilaria Salis. E’ inaccettabile vederla in catene ed è inaccettabile la sua detenzione “preventiva” che dura da 13 mesi. Ma si tratta di qualcosa sulla quale non si può andare oltre una protesta formale, vera e sincera ma mantenuta nelle righe dei rapporti internazionali. Nessuna forzatura possibile nei confronti di Orban: anche in Ungheria (a proposito di dittatura) i giudici sono autonomi rispetto allo Stato. Nessuna azione, oltre ad un esplicito dissenso, sulla durata della carcerazione e sulle catene. Sapendo che anche noi dovremmo farci perdonare non poco. E poi: le carceri ungheresi inumane. Ricordo che, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, la situazione italiana è persino peggiore. Ma soprattutto nessuna forzatura nei rapporti tra i due Paesi. Le “manifestazioni” al tribunale di Budapest, con Salis elevata al rango di Mandela con l’ipotesi di Schlein di candidarla al Parlamento Europeo, sono – come è stato scritto – «la demagogia che confonde civiltà del diritto con propaganda ideologica. E, il discrimine che passa tra le due cose è quello della decenza, e del rispetto della sinistra italiana per la sua stessa storia che è stata fatta da uomini e donne contrari alla violenza ideologica»…. «e fino al sacrificio di Guido Rossa». Sono d’accordo.
E venne Pasqua. Un abbraccio a chi cerca la pace e a chi non crede che la Pasqua sia solo l’ovetto di cioccolato, la colazione della domenica, l’abbacchio o il capretto e il pic-nic fuori porta. A tutti gli auguri di serenità, nello spirito e nella salute del corpo.





