
di Vito Schepisi
Che al professor Canfora possa far piacere essere definito “stalinista nell’animo” non può importare più di tanto.
Non è un mistero il suo giudizio “positivo, anche se aspro” sullo stalinismo.
Se fosse stato per lui, l’Italia, dopo il fascismo, avrebbe dovuto provare anche il comunismo e magari entrare nell’orbita dell’URSS.
Nel 1999 il Prof. Luciano Canfora è stato anche candidato (non eletto) per le europee con il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI).
Il non essere stato eletto è segno che il suo animo stalinista sia apparso inadeguato e superato persino dai suoi compagni comunisti.
Certamente, benché storico e professore, non sempre Canfora ha mostrato la serenità di saper distinguere i contenuti ed i tempi delle lotte politiche.
La destra italiana (si sta parlando di FdI) è conservatrice ed identitaria, ma con il fascismo (non con il nazismo verso cui non ha mai mostrato alcuna affinità ideologica, al contrario di molti comunisti di ieri e di oggi) non ha più niente a che fare già da alcuni decenni.
Stalin, invece, qualche affinità, non solo ideologica, ma anche concreta e spietata, con il nazismo l’ha avuta.
Basterebbe ricordare il Patto (Molotov-Ribbentrop) del 1939.
Un professore e storico della politica, inoltre, non può non sapere che in Italia fascismo e comunismo hanno avuto le stesse origini, nascendo sia l’uno che l’altro da due correnti massimaliste della sinistra italiana.
In fin dei conti se l’indole è quella, anche il modo di fare d’un comunista può essere perfettamente assimilabile a quello d’un nazista.
Ma sono fatti del professore che sarebbe anche libero di credere che il comunismo sovietico, come affermava Togliatti, fosse il Paradiso sulla Terra.
E a quei tempi Togliatti (in URSS era di casa) non poteva non sapere che chi si poneva di traverso a Stalin, o essergli d’ostacolo nel percorso politico, se non fatto fuori in modo immediato e brutale, lo si mandava a congelarsi in Siberia, come ancor oggi Putin usa fare con i dissidenti.
Se avesse parlato di Meloni “fascista” il Prof. Canfora poteva anche essere un po’ meno incredibile perché, tacciare di fascismo chi ha idee diverse, è proprio nelle corde di quegli ambienti in cui per il solo fatto che non si è comunisti, si è fascisti a prescindere.
“Meloni neonazista”, però, o è un insulto, nei modi in uso in quegli ambienti vetero-massimalisti, o è un accostamento altrettanto in uso nella peggior politica (quella delle etichette) che iperbolizza l’odio attribuendo etichette gratuite.
Terribile modo sia l’uno che l’altro, perché segno dello svilimento della democrazia pluralista, colpita e percossa nella ragione più genuina del confronto politico.
E non si può neanche dare del fascista a chi è nato 34 anni dopo la caduta del regime, come non si può pretendere attestati di antifascismo, strumentalmente, perché richiesto da chi ha a che fare con il comunismo più o meno attivamente.
Si è veramente antifascisti solo se si è anche contro tutte le aberrazioni dei regimi: è, infatti, nella logica delle cose, visto il suo uso e l’abuso, pensare che l’antifascismo sia usato strumentalmente.
Anche a sinistra tra gli intellettuali c’è stato e c’è chi la pensa così.
Se le idee sono diverse dev’essere motivo di soddisfazione, in quanto segnale di democrazia compiuta, non, come invece capita, l’inizio d’un astio.
L’antifascismo di modo ha natura ideologica, mentre la democrazia è un sistema di confronto e, se c’è questo sistema, la qualità antifascista c’è davvero.
Ci si deve confrontare, come è utile discutere, anche sul pensiero antropologico di generazioni che in massa hanno creduto nel fascismo, come in quello di coloro che, altrettanto in massa, hanno creduto nel comunismo.
I tempi sono maturi per farlo e farebbe parte della storia del ventesimo secolo.
La cultura e la conoscenza non possono avere barriere e tabù.
La cultura è capire e comprendere, non marginalizzare, ignorare e nascondere.
Quell’idea della rivoluzione che riduce in cenere i pensieri e le differenze è il nuovo orrore che rischia d’aggiungersi al fascio-nazismo ed al comunismo.
E’ stupido chi dice a chi ha un pensiero diverso “non puoi parlare perché sei un fascista”!
Ma “fascista” in questo caso chi sarebbe?
I giudizi ideologici sulle persone, se arbitrari e offensivi, sono disgustosi.
In democrazia l’etica del confronto, inoltre, non può scadere nella volgarità e nell’insulto, e neanche nella falsità e nell’arbitrarietà.
E se quel “neonazista nell’animo”, riferito alla Premier Meloni, è un insulto o un’arbitrarietà, non rientra nel linguaggio consentito in democrazia.
Il Professor Canfora, tutt’altro che ignorante, non poteva non saperlo.
La sinistra ha trascinato in Tribunale molte persone per molto meno.





