
di Savino di Scanno
Il nostro Ministro della Difesa Guido Crosetto, persona di assoluta lucidità ed onestà intellettuale, in una recente intervista televisiva ha dichiarato che in tema di Difesa l’Italia non è adeguatamente preparata ai tempi attuali e non certamente per responsabilità delle donne e uomini che indossano la divisa.
Dal Libano, in visita Istituzionale al governo del Paese dei cedri ed al nostro contingente UNIFIL, il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha, altresì, dichiarato che non si può parlare di Difesa Nazionale stando seduti su di una poltrona e che ben altri sono i temi da affrontare e discutere come quello iniziale della deterrenza.
Qualche preliminare riflessione. Non si desidera ripetere pensieri ed opinioni già più volte scritti come l’invasione russa dell’Ucraina, dei pericoli provocati dai tagliagole di Hamas in Medio Oriente dalle tensioni in Africa, dal ritorno del terrorismo, ma si vuole proporre in assoluta serenità ed umiltà, qualche idea che forse e si ripete forse potrebbe essere utile.
Si scrive, e lo si ripete, per aver vissuto e fatto ciò che si descrive, e sempre per ricordarlo, si è nati e vissuti in Caserma e da giovane la divisa per qualche anno la si è indossata per poi continuare fino ad oggi la vita associativa delle associazioni di armi.
Bene. Noi abbiamo più generali di tutti i paesi NATO sommati fra di loro. Lo stato di armamenti, mezzi e materiali lasciano da pensare a qualche severo controllo. Il reclutamento volontario risente i tempi che si vivono, i numeri di Forza Armata non sono più quelli della “leva obbligatoria” e mero buon senso impedisce di pensare ad un suo immediato reintegro. Abbiamo caporal maggiori di 50 anni quando negli anni ’80 ne avevano 20 di anni ed erano capi pezzo obici FH70 tanto per fare un esempio.
L’idea oggetto dell’articolo riguarda il reclutamento, e potrebbe essere una idea, come al solito, politicamente “scorretta”.
In Italia, si sa, alla sinistra è concesso tutto. Tra le tante cose concesse è quella che si permette ai figli delle élite radical chic, quelli definiti “comunisti con i rolex”, di scendere in piazza ed offendere i nostri poliziotti tanto si trova sempre qualcuno che li giustifica, occupare le università e decidere chi e come può parlare, mettere in piedi mostre blasfeme ed offensive della nostra religione, che per almeno buona parte degli italiani rimasti credenti è la fede cattolica. Ma in Italia abbiamo anche i figli del popolo, spesso i figli di nessuno. Li troviamo nelle periferie delle grandi città, nelle province turbolente del Mezzogiorno. Molti di questi abbandonano precocemente gli studi, hanno cattive frequentazioni, vivono di valori sociali distorti, diventano vittime e protagonisti di reati e nella peggiore delle ipotesi diventano manovalanza della criminalità organizzata. Quando finiscono, perchè lo finiscono quasi tutti, nelle maglie della legge, si avviano alla espiazione di pene nelle carceri e di seguito poi il recupero sociale diventa difficile se non impossibile.
Ciò che sto per proporre non è una novità nei Paesi Anglosassoni, e chi scrive lo ha potuto sperimentare quando da giovane partecipò ad una esercitazione con un reparto dell’Esercito Britannico.
Ora quando ci si trova di fronte ad un giovane che provenendo da “ambienti difficili” si vede condannare per qualche reato minore, escludendo in valore assoluto i reati associativi gravi ed eversivi e terroristici, come una rissa, un piccolo furto, un qualcosa di lieve, e la magistratura può intravedere una qualche forma di recupero per la persona soggetta al provvedimento giudiziario, perchè non si introduce la possibilità di far “arruolare” il giovane in una delle nostre Forze Armate, escludendo ovviamente Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria?
Perchè invece di associare alle patrie galere per un paio di anni un ragazzo od una ragazza che hanno litigato in mezzo alla strada e “casualmente” hanno distrutto un’auto, si offre a questi giovani che sempre figli della nostra Italia sono, di trascorrere circa 5 anni nelle patrie caserme dove possono trovare una famiglia che magari non hanno mai avuto?
Anni fa su un settimanale sportivo fu pubblicato un articolo dove i Royal Marines si allenarono con la squadra nazionale di rugby inglese. Vi fu un “fraterno” scontro atletico tra il pilone della squadra con un sergente. Niente di straordinario tranne che furono lanciati in acqua insieme dal ponte di una portaerei. Finirono tutti a bere birra in un pub. Intervistato dal giornalista il sergente dei Royal Marines dichiarò che non aveva studiato a Cambridge ma era nato a Soho e l’idea di arruolarsi la aveva maturata nel locale commissariato di Polizia del quartiere. Nei Royal Marines aveva trovato una famiglia.
Il momento storico potrebbe permettere soluzioni del genere anche da noi. Potremmo reclutare, ad esempio, personale “esuberante” che sotto la supervisione di un caporal maggiore della Folgore potrebbe imparare a farsi il letto, la barba ,i capelli oltre ad imparare a diventare un fante assaltatore vero, come per le ragazze con la “amorevole” tenerezza di qualche maresciallo donna di quelle “giuste” potrebbero abbandonare “vie” non ben frequentate ed imparare a guidare un carro armato.
Non è giusto che i figli di papà continuano a fare quello che pare e piace, tanto in questi giorni con la Tesla o con la barca le gite le fanno, ed i figli del popolo non devono avere una opportunità di riscatto. E questa può essere una bellissima divisa grigio verde.





