
Il gioco si fa pesante e pericoloso. Se a dire che dietro la strage di Mosca c’è Kiev è il Cremlino possiamo pensare ancora che le esternazioni siano rivolte all’interno, ossia che si tratti di propaganda russa ad uso e consumo del regime moscovita per convincere i suoi cittadini che è assolutamente necessario sostenere la guerra contro l’Ucraina.
Se Mosca addita Usa e Inghilterra come possibili correi di Kiev, possiamo pensare di essere ancora all’interno della propaganda.
La stessa cosa vale per l’Occidente. Joe Biden che dà del macellaio e del figlio di puttana a Putin pensa alle sue elezioni.
Le smentite Usa ed europee su possibili responsabilità di Kiev sono propaganda occidentale, tesa a demolire le tesi di Mosca, per presentare, al pubblico occidentale, il cattivo Putin come colui che vuole alzare l’asticella dello scontro.
In buona sostanza, Mosca, Washington e Londra si danno reciprocamente dei guerrafondai e fin qui si può pensare che ognuno pensi a fare propaganda pro domo sua.
Lo scenario cambia quando entra in campo la Turchia, che è sì in buoni rapporti con Mosca, ma che è a tutti gli effetti membro non secondario della Nato.
Secondo la Turchia, questa la notizia che cambia lo scenario, l’attentato rivendicato dall’Isis contro il Crocus City Hall vicino a Mosca, non sarebbe stato possibile senza il sostegno di servizi segreti stranieri.
Lo ha affermato Omer Celik, portavoce del partito di governo turco Akp. “Ciò non può accadere senza il supporto dell’intelligence di qualche Paese. La verità è che l’Isis non è in grado di portare avanti da solo un’organizzazione del genere. Tali azioni hanno uno sponsor”, ha affermato Celik in un’intervista con l’emittente privata turca Ntv, esprimendo vicinanza al popolo russo per l’attentato.
In questo caso non siamo nell’ambito della propaganda, ma di un messaggio preciso nei confronti di qualcuno. Per ora questo qualcuno rimane generico, ma quello della Turchia, considerando l’attuale ruolo di Erdogan su più fronti, non è sicuramente lanciato per dare aria ai denti.
Vedremo in seguito a chi si rivolgono i messaggi turchi.
Per ora la situazione si evolve sul fronte delle indagini e degli arresti.
Quindici persone sono state arrestate nello stato ex sovietico del Tagikistan, in Asia centrale, perché sospettate di avere connessioni con la strage alla Crocus City Hall di Mosca e con il gruppo “Stato Islamico nella provincia del Khorasan” (Is-KP). La notizia è stata riportata solo ieri dall’agenzia britannica Reuters e dall’agenzia di stato russa Ria Novosti, ma almeno nove degli arresti sarebbero avvenuti lunedì nella città di Vakhdatma. I sospetti sarebbero poi stati trasferiti nella vicina capitale Dushanbe. L’autorità giudiziaria tagika ha inoltre convocato i familiari degli indagati per interrogarli.
In precedenza la Russia aveva dato conto di undici arresti, tra i quali i quattro cittadini tagiki presunti esecutori dell’attacco.
Ieri inoltre a Mosca una Corte ha tramutato in arresto il fermo di una altro cittadino tagiko. Era stato fermato il giorno dopo la strage dalla polizia nei pressi della sala concerti perché aveva dato in escandescenze alla richiesta degli agenti di mostrare i documenti. Per questo un altro giudice aveva decretato il suo arresto per 15 giorni con l’accusa di teppismo. Ora è stato emesso un ordine di arresto valido fino al 22 maggio. Secondo la legale, l’uomo parzialmente ammesso la sua colpevolezza.





