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PER FAVORE, SMETTETELA DI CHIAMARLO SPIRITO

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di Giorgio Cattaneo

Ci sono “serie di sogni” in cui il tempo e il ritmo si trascinano. «E non c’è uscita in nessuna direzione, tranne quella che non puoi vedere con gli occhi». Testo e musica di Bob Dylan (“Series of dreams”). Bene, in quei sogni «le carte che hai in mano non servono a niente, a meno che non provengano da un altro mondo». Quale altro mondo? Non chiamiamolo “spirituale”, si raccomanda Giuliana Conforto: smettiamo di utilizzare termini impropri e fuorvianti. È tutta materia, là fuori: anche la sostanza di cui sono fatti i sogni. Ed è materiale la sostanza dei mondi che, forse, visitiamo in sogno. Nulla di “spirituale”: è tutto meraviglioso, proprio perché è squisitamente materiale. E hanno fatto di tutto, per non farcelo sapere, nonostante gli indizi seminati dai grandi pensatori del passato.
«Ci sono due misteri, nella nostra esistenza: uno è la vita, l’altro è la morte». L’ultima ipotesi della fisica – dice la professoressa Conforto – è che la vita sia “una forza una e trina, eterna e onnipresente”: le classiche attribuzioni del divino, in questo caso, descrivono una precisa forza della natura. Una forza che è sempre in contatto con ogni parte della materia, compresa quella che forma i nostri corpi, riassumibile in quark e antiquark. «Questa forza “una e trina, eterna e onnipresente” spalanca la possibilità che anche noi siamo eterni: non con l’attuale corpo fisico, ma con un corpo fatto di particelle invisibili, la cui esistenza però abbiamo ormai scoperto».
Sono frequenze superiori, che sfuggono agli occhi ma sono rilevabili con gli strumenti di laboratorio. «Formano quello che i grandi saggi, come Giordano Bruno, chiamavano Corpo di Luce». Beninteso: la nostra eventuale “eternità” è comunque variabile, dinamica, multidimensionale. «Potremmo frequentare gli Infiniti Mondi Intelligenti di cui parlarono Bruno e lo stesso Gesù: mondi che oggi riconosciamo e misuriamo scientificamente, grazie al lavoro di personaggi come Roger Penrose, Premio Nobel per la Fisica nel 2020. E attenzione: la nostra presenza in questo mondo non esclude affatto la possibilità che siamo presenti, contemporaneamente, in tanti altri mondi diversi da questo, visto che i differenti “stati quantici” possono benissimo coesistere».
Anche gli altri sono tutti mondi reali, sebbene sfuggano alla nostra vista. Sono composti di particelle che stiamo scoprendo, sottolinea Giuliana Conforto: «Quei mondi non sono più sogni, ormai fanno parte del modello standard della fisica». Ebbene: «La forza “una e trina, eterna e onnipresente”, che ora la fisica chiama “elettrodebole”, è collegata con 6 tipi di particelle e 6 tipi di antiparticelle. La struttura è ben raffigurata nell’Ultima Cena: Gesù è al centro, con 6 apostoli da un lato e altri 6 dall’altro. Sono convinta che Leonardo fosse pienamente consapevole di questo, quando a Milano progettò il suo Cenacolo».
Poi a Roma c’è un dipinto analogo, l’Ultima Cena del Medioevo, così chiamata perché non se ne conosce l’autore. Contiene indicazioni ancora più dettagliate: «Gesù non è presentato solo con i 6+6 apostoli (quark e antiquark), ma anche con sua madre e suo padre (ecco la forza “una e trina”, che anima tutti i presenti)». In altri termini: sarebbe ora di bandirla, la parola “spirito”. È tutta materia, anche quella. «Con gli occhi non la vediamo: le sue frequenze sono troppo elevate perché siano percepite dai nostri sensi. Anche il cosiddetto “spirito” è dunque composto di particelle e antiparticelle reali, materiali, ora osservabili in laboratorio».
Quella che Dante descrive come “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, aggiunge Giuliana Conforto, è la “forza debole”, mentre la “forza elettrodebole” è l’unione tra la “forza debole” e la “forza elettromagnetica” «Sono le nozze sacre, se vogliamo, tra Eros e Psiche. Eros è la forza, Psiche è la bellezza. L’unione tra la bellissima Psiche e il potente dio dell’amore è una magia che ci accompagna da millenni, di cui ora riconosciamo anche l’aspetto scientifico. Basta non lasciarsi fuorviare dai nomi: la “forza debole” non è “spirito”, è materia dotata di massa. Quella è l’unica forza che ha “mole”, diceva Giordano Bruno nel Rinascimento. E adesso finalmente abbiamo scoperto che i bosoni, trasmessi dalla “forza debole”, hanno davvero la loro massa (hanno “mole”). Quindi, sì: i grandi hanno visto e anticipato cose meravigliose. Se stentiamo ancora ad accettarle è perché siamo stati depistati da linguaggi inappropriati, che ci allontanano dalla realtà».

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