La pandemia e l’inverno non fermano i migranti


di Vito Schepisi

Nonostante i tanti problemi e le preoccupazioni delle famiglie italiane, i traghetti delle ONG, battenti bandiere d’altri paesi europei, carichi di migranti, non si fermano, e la prua, come sempre, è diretta solo verso l’Italia.
Sono già 752 gli sbarchi in Sicilia nei primi 20 giorni del mese di gennaio. Un numero che non impressiona, ma se siamo in pieno inverno, con condizioni atmosferiche difficili, dà la misura di cosa ci aspetta anche quest’anno.
L’Italia è in emergenza. Serrande abbassate, divieto di circolazione dopo le 22, zone rosse, gialle ed arancioni. Il turismo è quasi azzerato, i bar e ristoranti e le scuole sono semichiuse. I parchi sono inibiti, le palestre, i cinema ed i teatri piegati alla spietata legge della pandemia. Il programma delle vaccinazioni salta per le forniture che saltano.
Per l’immigrazione, però, con gli italiani costretti a tante restrizioni, tutto continua come prima.
Sono nuove difficoltà che si aggiungono a quelle di sempre, ma non ce la fa l’Italia a gestire tutto con la dovuta attenzione.
Oltre a non avere i mezzi economici per garantire una sicura e regolare accoglienza, non c’è l’offerta occupazionale per poter garantire una vita dignitosa a tutti.
La pressione fiscale è già troppo alta per consentire di ricavare ulteriori risorse per lo sviluppo del Paese, e la spesa assistenziale assorbe le risorse da destinare al suo rinnovo strutturale.
L’Italia diventa vecchia e le sue infrastrutture obsolete.
Servirebbero grossi investimenti ed una serena consapevolezza delle necessità, come ridurre la pressione sui confini, rilanciare la giustizia e liberare le carceri dai flussi di nuovi ospiti.
Liberarci dei vecchi problemi, però, è diventato difficile.
La questione migranti s’è trasformata in un braccio di ferro tra fazioni politiche, mentre, invece, regolarne i flussi sarebbe un atto di comprensibile autotutela dei legittimi interessi italiani.
Sicurezza, ambiente, politiche sociali, il blocco del dilagare del degrado, come la legalità e la prevenzione, passano attraverso il controllo e la gestione legale del territorio e dei suoi confini.
Siamo, al contrario, un Paese in rotta di collisione. Siamo come Schettino che fa l’inchino all’Isola del Giglio e termina la sua corsa sugli scogli.
L’Italia fa l’inchino all’Europa e rischia di finire nelle secche.
La Comunità Europea che resta a guardare, indifferente e maliziosamente pronta a bacchettarci se protestiamo, è come il Capitano della Costa Concordia.
Ci stanno rubando il futuro. Diventeremo il campo profughi d’Europa. Lo vogliono tutti nel Vecchio Continente e l’Italia fa finta di non accorgersi.
Le dinamiche dei flussi migratori sono universali, in Europa, però, ricadono solo sui paesi più esposti: su quelli economicamente più deboli che si affacciano sul Mediterraneo.
Il Mondo è sconvolto e frastornato dalle tante polemiche su tutto. Persino le elezioni presidenziali nel Paese più potente del mondo, tra molte ombre e tra reazioni assurde e inammissibili, segna la crisi di una mal interpretata democrazia. Prevale su tutto l’odio e l’intolleranza.
E se gli USA si liberano d’un personaggio appariscente e indisponente, ne imbarcano uno che è diretto dalle lobbies del politicamente corretto, ma se prevalgono i gruppi di pressione non c’è più democrazia, ma oligarchia.
In Italia, per giunta, c’è una endemica crisi di Governo che si prova ad occultare senza successo.
Il Parlamento è del tutto distante dalla volontà popolare e ci ha mostrato la più brutta esibizione della spavalda arroganza d’una classe dirigente più interessata a sistemare le proprie terga, che a traghettare il Paese verso acque più ferme e sicure.
Nel Paese distratto, attonito e confuso l’arrivo dei migranti, però, continua in silenzio.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *