Diario del giorno della crisi. Renzi ascolta Conte e poi: “Tutto qui?”

AGI – All’ora di pranzo il premier Conte sale al Colle per un colloquio con il presidente della Repubblica, Mattarella. Il presidente del Consiglio ha ricevuto ieri il capo delegazione dem Franceschini, poi in mattinata la telefonata del segretario dem, Nicola Zingaretti. La posizione del Pd all’inizio della giornata è quella di cercare un accordo all’interno della maggioranza, magari per arrivare ad una crisi lampo e ad un nuovo governo presieduto dallo stesso Conte.

Sotto traccia è lo stesso lavorio del Movimento 5 stelle che preme per un dialogo. È vero che Mastella ha spiegato di voler lavorare ad un gruppo dei responsabili ma al momento i numeri non sarebbero tali da assicurare una navigazione dell’esecutivo.

Ci sarebbero i 92 del Movimento 5 stelle, i 35 del Pd, i 17 del gruppo misto (compreso Leu e Maie), un paio di ex pentastellati (Martelli e Ciampolillo), poi i senatori a vita Rubbia e Piano ma comunque mancherebbero all’appello sei o sette voti, senza considerare che il centrodestra (i leader torneranno a vedersi domani) si è blindato.

Intanto il premier ha deciso di anticipare a giovedì il Cdm sullo scostamento di bilancio. Una decisione che – questo l’auspicio di un ‘big’ dem – potrebbe essere stata presa per poi avere un nuovo colloquio con il Capo dello Stato.

Al momento Conte ha sentito al telefono Mattarella, comunicandogli la decisione delle ministre di Iv di dimettersi ma non sarebbe previsto per ora un nuovo incontro. Anche perché la prima carica dello Stato aspetta di capire come vogliano muoversi non solo il premier Conte ma anche i partiti della maggioranza. La crisi si è aperta con il leader di Iv che ha messo le carte sul tavolo, spiegando di aspettare segnali concreti e formali, non semplici parole. E ritenendo non affatto una mano tesa le affermazioni del premier fatte davanti palazzo Chigi.

Se sono presidente del Consiglio, alzo il telefono e cerco l’accordo. Non faccio le dichiarazioni esterne per accontentare qualcuno che mi ha chiesto di farle, ha detto Renzi in serata ai suoi parlamentari. Per poi ribadire di non vedere la prospettiva del voto anticipato e neanche la pattuglia dei responsabili a palazzo Madama.

I dem si sarebbero aspettati però una mossa diversa dal leader di Iv, una apertura o un congelamento delle dimissioni delle ministre. Renzi è rimasto sul vago con i suoi interlocutori per alcune ore, di fronte al pressing in corso da parte delle altre forze di maggioranza.

Ma poi – secondo quanto viene riferito – quando il premier Conte non ha dato alcuna rassicurazione sulle battaglie portate avanti da Italia viva ha preso la decisione di andare avanti senza se e senza ma. Tutto qui?, ha detto ai suoi interlocutori dopo aver ascoltato le parole del premier. E ora?

Il Pd e il Movimento 5 stelle sono scesi in campo per ‘blindare’ il presidente del Consiglio. Renzi ha detto di non avere alcuna pregiudiziale sui nomi, di voler discutere del merito, ma il convincimento di Pd, M5s e Leu, è che il leader di Iv voglia un’altra figura a palazzo Chigi, che non preveda alternative.

È intanto una battaglia sui tempi. Renzi ai suoi, spiegano fonti parlamentari, ha detto che Conte deve fare presto, salire al Colle per le dimissioni entro venerdì e già nel week end presentare la nuova lista dei ministri, altrimenti anche l’ipotesi del ‘Conte ter’ uscirà di scena. La prospettiva è quella di un esecutivo istituzionale ma per ora le altre forze di maggioranza, a partire dal Movimento 5 stelle per finire al Pd, hanno detto no.

Ma la partita si gioca sulle ‘garanzie’. Il presidente del Consiglio ha ascoltato i consigli di Pd, M5s e del presidente della Repubblica ma ritiene – secondo quanto viene riferito da fonti della maggioranza – la strada delle dimissioni non percorribile, in mancanza di un accordo blindato. Da qui la tentazione della sfida in Aula non ora ma nelle prossime settimane, con la tesi – sempre secondo riferiscono le stesse fonti – che comunque Iv ha assicurato che votera’ lo scostamento di bilancio.

Il sentiero del ‘Conte ter’ resta stretto, anche il Pd lo considera la soluzione migliore ma anche nel Movimento 5 stelle ci sono non poche perplessità sull’eventualità di un passo indietro di Conte senza avere chiaro qual è l’approdo della crisi. Intanto il centrodestra affila le armi. Invita Conte alle dimissioni o a verificare i numeri alle Camere, insomma a parlamentarizzare la crisi. Qualora non dovesse avvenire gia’ domani potrebbe salire sulle barricate e bloccare i lavori parlamentari.

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