Bando ai malumori ci vuole un governo di scopo

Bando alle paturnie, subito un Governo di scopo
di Vito Schepisi

Senza la retorica del facciamo presto perché l’emergenza sanitaria non aspetta i comodi della politica, né i capricci dei suoi protagonisti.
Messa da canto anche l’idea populista dei politici che non servono a niente e dell’Italia che sa fare da sola.
Solo l’idea della partenza del balletto dell’ipocrisia ed il tormento dei capibastone che si torturano il cervello per partorire il topolino che unisca tutti (al ribasso tra veti e compromessi) per salvaguardare l’apparenza di ciascuno, fa venire l’orticaria.
Di tempo con questo governo se ne è perso già tanto, e le soluzioni sono parse tutte di breve respiro, anche se, bisogna dirlo, utili per porre norme e regole che, quantunque contradditorie, sebbene di dubbia trasparenza e malgrado l’olezzo degli imbrogli, erano necessarie per evitare guai ancora peggiori.
L’Italia ha bisogno d’un governo di consenso, quale che sia, purché coeso e determinato, per essere traghettata fuori dal pantano zeppo d’asperità e d’insidie in cui si è immersa.
Si è visto che le formule sono diventate orpelli desueti d’una vetusta ed arcaica consuetudine politica, ed Il “teatrino della politica” è una sceneggiata che ci vorremmo risparmiare.
In Parlamento oggi non c’è una maggioranza che sia espressione della volontà del popolo italiano.
La classe dirigente, come è apparso, è diversa da quella scelta dal popolo, e sul tavolo non ci sono mai state progetti e soluzioni capaci di tirar fuori il Paese dalle difficoltà.
Non esiste, inoltre, una strategia – né a breve, né a medio e lungo termine – per assicurare il futuro alle nuove generazioni, ed è una viltà verso cui né la coscienza critica e né l’anima culturale del Paese, distratte dalla corsa ad essere ruffiane e prone al potere, si sono mai responsabilmente soffermate.
Gli ideali del resto si sono trasformati in cieche ideologie, per essere poi sostituiti dall’indifferenza, se non dall’intolleranza, e dall’odio.
E’ difficile, pertanto, che per la crisi in atto si trovi una soluzione che sia fuori dagli interessi di bottega dei suoi artefici e protagonisti, ed è anche difficile che si arrivi subito a nuove elezioni che, sondaggi alla mano, sarebbero capaci di cambiare gli equilibri politici del Parlamento.
Il Conte 2, inoltre, è stato creato per impedire che gli italiani, col voto, cambiassero i rapporti di forza in Parlamento, come se la democrazia fosse il luogo del pensiero unico e se a legittimare una maggioranza diversa, anziché il popolo, dovesse essere una autoproclamata élite di uomini prepotenti.
Questo sistema, vorrei ricordarlo, non si chiamerebbe più democrazia, ma oligarchia.
Se questo è lo scenario che abbiamo difronte, sarebbe bene evitare ulteriori paturnie ed isterismi ed, espletati i riti formali, sarebbe utile che si procedesse con senso di responsabilità alla nomina d’una figura istituzionale per un governo di scopo che si occupasse, oltre che dell’emergenza sanitaria, di gestire i programmi del Recovery Fund, delle necessarie variazioni di bilancio, del piano delle vaccinazioni e delle altre incombenze d’un esecutivo non politico, ma funzionale alla transizione, in attesa che sia il popolo ad essere chiamato a scegliere, come deve essere in una democrazia.
Faccia presto Conte a salire al Colle per rassegnare le dimissioni, senza deleterie manovre di resistenza che andrebbero ad ammorbare l’aria già pesante che si respira.
Consenta la formazione d’un esecutivo snello, ma impegnato a svolgere gli scopi prefissati sui punti programmatici che rispondano alle esigenze tecniche ed improcrastinabili.
Abbia un moto di dignità.
Serve ricordarci che esiste.

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