Quando il gioco si fa duro

di Vito Schepisi

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. L’aforisma, pronunciato e reso famoso dal personaggio interpretato da John Beluschi, è tratto dal film “Animal house”.
Un film per alcuni tratti grottesco, per altri azzardato e dissacrante.
Meno l’ultima aggettivazione, perché di dissacrante non avrebbe nulla, il grottesco e l’azzardato ci stanno tutti nell’avventura governativa del Prof. Conte.
Il Premier in carica a suo tempo fu presentato (con la rinuncia della candidatura Di Maio) come l’esempio dell’esistenza della virtù. Dotato d’un curriculum vitae a cinquestelle, come si voleva che dovesse essere per quelli del M5S, propensi a condannare persino la raucedine degli altri.
Politica e morale, però, non vanno mai in perfetta sintonia. La macchiolina è inevitabile, e diventa ampia e visibile, se si pretende d’apparire puri e casti.
Il gioco si è fatto duro, ma non si vedono affatto i duri che cominciano a giocare.
Questo Governo rischia di sfasciarsi del tutto: sembra che si sia esaurita, se mai c’è stata, la sua spinta propulsiva.
Ha tirato a campare anche più del dovuto sull’emergenza, per l’inopportunità di licenziarlo prima.
Far durare la legislatura, inoltre, interessa ed interessa a tanti parlamentari (bipartisan) che con lo scioglimento della Camere rischiano di doversi trovare un lavoro, tanto più che, per la riduzione d’un terzo dei parlamentari, saranno molti ad avere poche speranze d’essere rieletti.
Il mentore di Conte è Casalino che ne è anche lo stratega, il mossiere ed il suo gestore d’immagine. Dire che questi sia un duro (dote che richiede autorevolezza e credibilità) sarebbe anche qualcosa di più d’un eufemismo.
Solo qualche giorno fa l’ex Grande Fratello minacciava Renzi di risolvere la questione con un voto di fiducia parlamentare. Come se non fossero emerse le perplessità politiche d’un gruppo che, seppur minoritario, resta essenziale per la maggioranza parlamentare giallo-rossa.
Poi è stato lo stesso Conte a mostrare i muscoli sostenendo che la caduta di questo governo, precluderebbe a Renzi la partecipazione a qualsiasi altro governo.
I duri hanno fatto cilecca. Non ha funzionato. Renzi sta per aprire la crisi di Governo.
Fa il duro anche il PD che minaccia l’ex premier ed ex segretario dello stesso PD d’andare a nuove elezioni: “È un suicidio, se bruci la strada del Conte ter e non hai i Responsabili, finisce che vai a casa”.
Come se Conte si fosse più di tanto preoccupato nel passare dal Governo con Salvini (Conte 1) a quello con Renzi e Zingaretti (Conte 2).
Italia Viva è un gruppo fuoriuscito dal PD, trasformato da Renzi e dai suoi compagni in un nuovo partito, ma Renzi e compagni sono pronti a rientrarvi, anche domani, se dovessero cambiare le loro condizioni di agibilità interna, e non appena le reciproche esigenze elettorali lo dovessero richiedere.
Il PD, attorno al 20% di consenso elettorale (l’ultimo sondaggio oggi lo vede ancora in calo a poco più del 19%), non potrebbe rinunciare al 3% di Renzi e quest’ultimo sa bene di non poter fare molta strada da solo.
Il PD i suoi voti non li ha persi a sinistra, ma al centro, tra i settori moderati. Li ha persi tra i lavoratori e pensionati, mortificati dalle politiche punitive e vessatorie, li ha persi tra le partite IVA per l’eccesso di burocrazia e per le aggressioni fiscali, li ha persi per la concorrenza dei grillini che hanno loro eroso il voto populista e velleitario.
Buttarsi più a sinistra non conviene al PD.
Muovere, invece, le acque e riprendere il pallino della centralità, scrollandosi di dosso l’appiattimento col M5S, col rischio d’apparire il parafulmine dei capricci di Grillo, ma anche in prospettiva dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, in fin dei conti conviene anche al PD.
Zingaretti finge d’ignorarlo, ma quest’azione di Renzi può far bene anche al PD.
Gli uomini duri non ci sono, e non scenderanno in campo a giocare.
L’unica strada che eluderebbe il ricorso al voto sarebbe un Governo di scopo, e ci sta tutta l’esigenza d’una tregua che induca a sotterrare le asce di guerra.
E si farà così, in questo modo l’unico davvero scontento resterebbe Giuseppi.
Col suo fido Casalino.

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