Così i presidenti Usa si scambiano la valigetta nucleare

AGI – È il momento più riservato del giorno d’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti: la consegna della valigetta nucleare, la “palla da football” come la chiamano gli americani. E l’assenza di Donald Trump alla cerimonia di giuramento di Joe Biden, il 20 gennaio, renderà la procedura più complicata del solito. Anche se, assicura il Pentagono, è già stato tracciato un piano per far andare tutto liscio. Contrariamente alla credenza popolare, la valigetta non contiene pulsanti e di certo non permette al capo della Casa Bianca di lanciare direttamente missili ma gliene dà i poteri.

Si tratta di un kit con i codici che permette al presidente americano di innescare un missile nucleare in qualsiasi momento: pesa una ventina di chili circa e contiene la procedura e l’equipaggiamento di comunicazione necessari per lanciare, ovunque si trovi, un attacco militare. E’ una valigetta di acciaio modello ‘Zero Hallibrurton’, celata a sua volta in una di pelle nera (da cui il soprannome), con un’antenna satellitare che si puo’ estendere per permettere al presidente di dare l’ordine, che si spera non debba mai dare, ogni volta che si trova lontano da un comando fisso (dalla situation room alla Casa Bianca all’Air Force One).

La valigetta segue ovunque il presidente ed è legata con una catenina al polso di uno degli addetti militari (ufficiali del grado di maggiore in su che ruotano, espressione di ognuna delle cinque ‘forze armate’ Usa, Esercito, Marina, Aeronautica, Marina e Guardia costiera). Molti futuri presidenti degli Stati Uniti hanno ricevuto i codici delle armi atomiche (che vengono attivati solo dopo il giuramento) poche ore prima dell’inaugurazione, nella Blair House, di fronte alla Casa Bianca, la residenza dove trascorrono le ultime ore prima dell’investitura.

Il ‘biscotto’

Oltre alla valigetta, Biden erediterà anche il ‘biscotto’, una scheda tascabile con i codici necessari per lanciare l’attacco nucleare. In caso di un attacco, vanno comunicati attraverso un canale protetto al centro di comando del Pentagono e va decisa la portata dell’attacco e l’obiettivo. “Non ha bisogno di consultare nessuno”, raccontava nel 2008 Dick Cheney, l’ex vice presidente di George W. Bush. “Non deve consultare il Congresso, non deve consultare i tribunali. Possiede questa autorità in ragione della natura del mondo in cui viviamo”. “Quando ti spiegano cosa rappresenta la valigetta e il tipo di distruzione di cui si parla, è un momento spaventoso e che fa molto riflettere”, ha raccontato poi Trump della sua esperienza.

I presidenti sono tenuti a portarsi sempre addosso la scheda con i codici, senza mai separarsene. Mentre l’ufficiale con la valigetta è sempre a qualche metro di distanza. Una volta che il presidente ordina un attacco, i codici nucleari vengono confermati dal Pentagono e vengono tramandati lungo tutta la catena di comando, inclusi bombardieri, sottomarini e silos missilistici che compongono la triade nucleare. La “regola di due uomini” durante ogni fase garantisce che nessuna singola persona sia mai responsabile del lancio di un attacco nucleare. Le prime bombe colpirebbero i loro obiettivi entro 30 minuti dall’ordine del presidente.

La minaccia di Nixon

Si racconta che nell’estate del 1974, gli ultimi giorni della presidenza di Richard Nixon, quando era depresso e beveva molto, il presidente abbia annunciato in una riunione con i leader del Congresso di essere in grado di “andare in ufficio e prendere un telefono, e in 25 minuti, milioni di persone sarebbero morte”. Arrivata la confessione all’allora segretario alla Difesa, James Schlesinger, pare abbia dato ai massimi ranghi militari un ordine permanente senza precedenti: se il presidente avesse autorizzato un attacco nucleare, avrebbero dovuto consultare lui o il segretario di Stato, Henry Kissinger, prima di procedere. Gli storici, tuttavia, discutono ancora l’accuratezza dell’episodio.

Gli incidenti

Non sono mancati altri incidenti, per fortuna piccoli, legati alla scheda con i codici nucleare. Il presidente Jimmy Carter una volta aveva lasciato i suoi codici nella tasca di una giacca che è finita poi in tintoria. Dopo il tentato assassinio del presidente Ronald Reagan nel 1981, il suo ‘biscotto’ fu gettato in un bidone della spazzatura all’ospedale della George Washington University quando il personale medico gli tolse i vestiti. L’Fbi lo ha recuperato subito dopo e ha restituito i codici alla Casa Bianca. Pare invece che il presidente Bill Clinton abbia perso il suo biscotto per diversi mesi.

Inoltre, nel 1999, Clinton lasciò una riunione della Nato con così tanta fretta che l’ufficiale con la valigetta fu effettivamente rimase da solo. E’ dovuto tornare a piedi, con la valigetta in mano, alla Casa Bianca.

Durante la visita di Trump in Cina, nel 2017, i funzionari cinesi cercarono di impedire all’assistente militare che trasportava il ‘pallone da football’ di entrare nell’auditorium della Grande Sala del Popolo di Pechino, innescando un momento di forte tensione tra le delegazioni.

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